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Smartphone

Un alleato per connettersi ma anche un ostacolo che può isolarti dalla realtà che ti circonda

Hai dato il telefono a tuo figlio e te ne sei già pentito? Non sei solo. E non è troppo tardi.

Mio figlio ha appena finito la prima media.
Ha 11 anni.
E da mesi, mamme e papà con figli della sua età mi confidano, spesso a bassa voce e con un velo di rassegnazione, che hanno “ceduto”.
Hanno dato il telefono ai loro figli.

Perché doveva iniziare ad andare a scuola da solo.
Perché doveva tornare a casa con l’autobus.
Perché noi genitori lavoriamo e serve un modo per sapere dov’è.
Perché “tanto ce l’hanno tutti”.
Perché “almeno così so che mi può chiamare”.

E poi?
Poi spesso arriva il disorientamento.
Perché il telefono non è solo un mezzo per mandare messaggi o chiamare in caso di necessità.
È un portale. Un universo intero.
E molti genitori, dopo pochi giorni o settimane, iniziano a vedere il cambiamento. Un figlio più chiuso, distratto, connesso al mondo digitale ma scollegato da quello reale. E allora si chiedono: Abbiamo fatto bene? Possiamo tornare indietro?

La risposta è: Sì, possiamo. Possiamo sempre tornare indietro.

Essere genitori non significa avere sempre tutte le risposte.
Anche noi impariamo, ci sbagliamo, ci facciamo domande.
Ma non è vero che una scelta, una volta fatta, non si può rivedere.
Possiamo fermarci, osservare, ascoltare… e correggere la rotta.

Ho letto un articolo di Andrea Davis* che mi ha colpita profondamente, perché racconta proprio questo. Una mamma che, dopo aver visto sua figlia cambiare in modo preoccupante, ha fatto una scelta difficile: ha tolto lo smartphone. E piano piano, ha rivisto emergere la vera figlia. Più presente, più creativa, più serena.

L’articolo propone alcuni step concreti per chi vuole rivedere le proprie decisioni. Voglio condividerli con voi, perché li trovo potenti, umani e pieni di speranza:

  1. Sii gentile con te stesso.
    Hai fatto una scelta pensando fosse la migliore in quel momento. Ora sai di più. Non serve colpevolizzarti. Serve solo ripartire.
  2. Parla con tuo figlio.
    Puoi dire: “Avrei voluto capire meglio prima. Ora mi accorgo che questa scelta non ti sta aiutando come speravo.”
    Essere onesti con i figli crea fiducia. Li fa sentire importanti. Umani, come noi.
  3. Non farlo da solo.
    Parlane con il tuo partner, confrontati con altri genitori. Metti in rete il tuo pensiero. È molto più facile tornare indietro se non lo fai da solo, se c’è una comunità che cammina con te.
  4. Nutri il rapporto con tuo figlio.
    Più aumentano i no, più devono aumentare i sì in relazione. Più ascolto, più tempo insieme, più vicinanza. Riscoprite attività condivise, silenzi, giochi, complicità.
  5. Fai un passo indietro alla volta.
    Non serve togliere tutto di colpo. Si può iniziare con regole nuove: orari limitati, app rimosse, zone della casa senza dispositivi, più controllo condiviso.
  6. Offrigli alternative reali.
    Aiutalo a costruire relazioni vere, occasioni per stare con gli altri fuori dallo schermo. Anche un solo amico con cui ridere dal vivo vale più di mille chat.
  7. Create un patto di famiglia.
    Un “piano tecnologico” con regole chiare per tutti, genitori inclusi. Dove, quando, quanto tempo, con chi. Mettiamoci anche noi in gioco.
  8. Spiega il perché.
    I ragazzi capiscono molto più di quanto pensiamo. Se raccontiamo loro cosa c’è dietro le nostre scelte (e dietro certi strumenti), avranno meno voglia di combatterle e più voglia di capirle.

Non è facile.
Ci saranno proteste, momenti di crisi, dubbi. Ma anche possibilità nuove. Tempo ritrovato. Sguardi veri. Autostima. Fiducia. Connessione reale.

Ricorda: non stai togliendo qualcosa. Stai facendo spazio a qualcos’altro.
Stai restituendo tempo, attenzione, identità.
E magari, come è successo alla mamma dell’articolo, un giorno tuo figlio ti ringrazierà. Perché avrà avuto la possibilità di scoprire chi è davvero, prima che il mondo online provasse a dirglielo al suo posto.

Coraggio, genitore.
Non sei solo.
E puoi ancora fare la differenza.

Sono Loretta Schenato, per lavoro porto voce, ascolto e umanità nella customer journey, nella vita di tutti i giorni sono mamma di tre bambini, appassionata di libri sulla preadolescenza, attenta ai temi del digitale, impegnata nella comunità e con un grande desiderio di condivisione e coesione, perché convinta che assieme, un tassello alla volta, si possa cambiare il mondo!

 

* Andrea Davis è la fondatrice di Better Screen Time, mamma di cinque figli, autrice del libro Creating a Tech-Healthy Family, speaker internazionale e sostenitrice locale del movimento “slow tech”. La sua missione è aiutare i genitori a crescere bambini e adolescenti che possano prosperare nell’era digitale.

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