Newsletter - Phishing, smishing, truffe digitali

Attenzione alle e-mail

Attenzione alle e-mail. Alcune non vanno aperte. Lo sai?

Hai mai ricevuto un’e-mail strana, una di quelle che ti fanno alzare un sopracciglio? Magari firmata da un ente ufficiale, o inviata da un collega inusualmente formale, o con un oggetto urgente tipo: “Richiesta immediata – Documenti riservati”

Ti fermi un attimo. Esiti. Poi pensi: “Mah, sarà legittima… clicco.”

Quel secondo di esitazione, quel piccolo dubbio… può salvarti o può rovinarti.

Perché oggi non serve un attacco frontale per entrare nei sistemi di un’azienda. Basta una e-mail ben scritta.

L’altro giorno ho ricevuto io stessa una comunicazione ufficiale dall’INPS. Titolo: “Attenzione alle truffe telematiche.”

Nel messaggio, un richiamo forte:

Stanno aumentando i tentativi di frode via e-mail e SMS. Phishing, smishing, truffe digitali mascherate da comunicazioni ufficiali.”

Parliamo di messaggi finti che sembrano reali. Di link falsi che rimandano a siti quasi identici a quelli istituzionali. Di richieste urgenti, costruite ad arte per farti agire di impulso.

E ora ti faccio una domanda scomoda:

Se arrivasse a te, sapresti vedere la differenza?

Te ne accorgeresti?

Quasi tutti rispondono: “Ma certo! Io mica ci casco.”

Eppure, ogni giorno, aziende strutturate, con tecnologie avanzate e personale qualificato, finiscono in trappola.

Perché il phishing oggi non è più il messaggio sgrammaticato del “principe nigeriano”.

È un’arte dell’inganno, un attacco sottile, preciso, chirurgico. Pensato per colpire proprio te. Quando sei stanco, distratto, di fretta. Quando non te l’aspetti.

E ti assicuro: basta un click. Da lì inizia tutto il caos!

Claudia Sorrenti

Founder di CompetenceLab.

Avvocato specializzato in diritto penale e diritti digitali. Docente di educazione digitale nelle scuole.

Continua a leggere IL CASO, ti raccontiamo un caso reale.

Condividi:

IL CASO

UN SOLO CLICK PER UNA GRANDE CRISI

Parliamo di una società di servizi finanziari con oltre 200 dipendenti, operativa da anni, con clienti internazionali e sistemi digitali evoluti.

Tutto comincia con una semplice e-mail. L’oggetto è chiaro, diretto, urgente. Il mittente? Nientemeno che l’amministratore delegato. Il messaggio chiede, con tono formale ma familiare, l’invio immediato di file contabili riservati, per una “riunione straordinaria con gli investitori esteri”.

Un dipendente dell’area contabile riceve la comunicazione. Non ha dubbi: è firmata dal suo AD, lo stile è coerente, ci sono riferimenti a fatti reali. E poi c’è quel link: “Clicca qui per caricare i documenti nel cloud aziendale.” Tutto sembra legittimo. Tutto fila. Click. Compila. Invia.

In pochi minuti, la falla si apre. Caos, panico, senso di impotenza.

Le conseguenze:

  • Furto delle credenziali di accesso a due account e-mail dirigenziali: gli hacker ora possono entrare nei messaggi privati dei vertici, inviare nuove mail, fingersi chiunque;
  • Esfiltrazione di documenti riservati, inclusi dati sensibili di clienti ad alto profilo: nomi, investimenti, bilanci, strategie;
  • Invio automatico di e-mail fraudolente, partite dagli account compromessi, dirette a partner esterni: contenevano file infetti, capaci di estendere l’attacco ad altre reti.

Nel giro di 48 ore, la fiducia faticosamente costruita in anni di attività era compromessa.

Ma il danno è stato a più livelli:

  • Impatto reputazionale gravissimo: i clienti, soprattutto quelli internazionali, iniziano a fare domande. Alcuni ritirano deleghe. Altri minacciano azioni legali;
  • Obbligo di notifica al Garante della Privacy, come previsto dalla normativa GDPR: un passaggio delicato, che impone tempi e modalità di comunicazione rigide;
  • Una sanzione amministrativa pesante, commisurata alla gravità della violazione e all’assenza di misure preventive efficaci;
  • Blocchi nei flussi operativi, tensione interna, perdita di fiducia nei sistemi IT e nel personale tecnico, settimane di lavoro dedicate solo alla gestione dell’emergenza.

La crisi ha lasciato il segno, ma è anche servita da scossa. Una sveglia dura, ma necessaria.

Ecco cosa è stato fatto per evitare che accadesse di nuovo:

  1. Implementazione di sistemi di e-mail filtering e threat intelligence, in grado di individuare e bloccare automaticamente messaggi sospetti prima che raggiungano le caselle dei dipendenti;
  2. Cambio forzato di tutte le credenziali aziendali, incluse quelle dormienti e raramente usate, per evitare che gli hacker restassero annidati nei sistemi;
  3. Attivazione dell’autenticazione multifattoriale (MFA) su ogni account e-mail e accesso cloud, per rendere impossibile accedere con una sola password.

Una ristrutturazione completa delle difese digitali, costata tempo, denaro e fatica.

Dunque, ti chiedo: hai mai sentito parlare di queste misure?

E-mail filtering. Threat intelligence. MFA.

Sembrano parole da manuale tecnico, vero?

Eppure, sono strumenti che possono fare la differenza tra un attacco fallito e un disastro aziendale.

Se non le conosci, questo è il momento giusto per iniziare.

Perché oggi gli attacchi non sono più generici, ma su misura.

Arrivano quando sei stanco, quando il collega è in ferie, quando stai preparando una scadenza urgente. E prendono di mira proprio chi si sente al sicuro.

La buona notizia?

Ogni errore umano può diventare un’occasione di crescita.

Ti è mai capitato di ricevere un’e-mail sospetta?

Hai già formato il tuo team?

Sai con certezza se nella tua azienda esiste un piano di risposta agli incidenti informatici?

Possiamo aiutarti a rispondere a queste domande importantissime.

Contattaci per approfondire l’argomento

Continua a seguirci e a restare aggiornato.

LA NOSTRA FORMAZIONE

Privacy & Data Protection – Formazione

+QI-AI = Security

La formula per aumentare i livelli di sicurezza nella tua azienda.

La sicurezza digitale è un tema ormai noto diventato centrale per le aziende e i suoi dipendenti. Quello che non è sempre noto e che spesso è il fattore umano ad agevolare gli attacchi informatici, spesso per disattenzione, frenesia, leggerezza e poca conoscenza. Gli errori più comuni: practice obsolete o assenti, inconsapevoli condivisioni di informazioni e dati, utilizzo incauto dei dispositivi aziendali, poca attenzione alle mail ricevute e scelta di password non efficaci.

Come tutelarsi? Cosa fare?

Proteggere i dati aziendali, l’infrastruttura e la continuità aziendale richiede competenze specialistiche e strategie efficaci non sempre presenti in azienda. Fare formazione a tutti i livelli aziendali è la vera e unica rivoluzione culturale che tutelerà l’azienda e che ne accrescerà il valore.

Il metodo CompetenceLab “Cogito Ergo Cresco”

Offriamo una Compliance Privacy mirata all’analisi e gestione dei rischi e un corso di formazione rivolto a tutti i dipendenti sul corretto utilizzo degli strumenti e sulla tutela dei dati e quindi della tua azienda.

Scopri di più clicca qui

Ogni azienda è unica. Contattaci per un preventivo personalizzato.

Entra nella Community

Vuoi restare in contatto con CompetenceLab?
Organizzare un evento insieme a noi? Oppure proporre un tema su cui riflettere? Entra a far parte della nostra Community!