Il rischio più grande? È pensare “non è un mio problema”
Ci sono parole che in azienda scivolano addosso. Le senti, le dici, ma non le ascolti davvero.
“Informativa” – “Trattamento dati” – “Consenso” – “Gestione delle richieste”
Suonano come doveri formali, adempimenti da spuntare. Scartoffie.
Eppure, ogni dato che raccogli parla di una persona. Di una scelta, di una storia, a volte anche di una fragilità.
Quante volte, invece, li raccogliamo “per sicurezza”, “per abitudine”, “perché si è sempre fatto così”?
Senza fermarci a chiedere: perché lo facciamo? Serve davvero? È lecito? È giusto?
Hai mai aperto una cartella condivisa sul server e trovato CV, documenti medici o contratti dimenticati lì da anni?
Hai mai inviato un modulo standard senza sapere da chi era stato scritto e se fosse ancora valido?
Hai mai pensato: “In fondo, non è un problema nostro… finché non succede qualcosa”?
Il punto è proprio questo: succede.
E quando succede, non sempre c’è modo di tornare indietro.
Claudia Sorrenti
Founder di CompetenceLab. Avvocato specializzato in diritto penale e diritti digitali. Docente di educazione digitale nelle scuole.
Continua a leggere IL CASO, ti raccontiamo una storia vera.